﻿{"id":5616,"date":"2020-02-23T15:06:01","date_gmt":"2020-02-23T14:06:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicologituscolana.it\/Psicologituscolana\/?page_id=5616"},"modified":"2020-02-23T15:06:02","modified_gmt":"2020-02-23T14:06:02","slug":"una-psiche-precaria","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.psicologituscolana.it\/Psicologituscolana\/una-psiche-precaria\/","title":{"rendered":"Una psiche precaria"},"content":{"rendered":"<h4 align=\"justify\">Nel Marzo del 2001 veniva pubblicato in italia un libro di Richard Sennett intitolato: \u201c L\u2019uomo flessibile\u201d. L\u2019autore inizia il libro raccontando di un incontro avvenuto un giorno in aeroporto. Mentre il protagonista aspettava la chiamata per il suo volo, s\u2019imbatt\u00e8 in un uomo che non vedeva da oltre quindici anni: Rico, il figlio di Enrico. Dal nome dato ai personaggi si intuisce gi\u00e0 che l\u2019autore vuole trasmettere l\u2019idea, per l\u2019uno, di un\u2019identit\u00e0 piena ( Enrico), per l\u2019altro, di un\u2019identit\u00e0 a met\u00e0 ( Rico \u00e8 solo una parte di enRico!) L\u2019autore racconta che la cosa che lo colp\u00ec di pi\u00f9 quando  conobbe Enrico, fu la linearit\u00e0 del tempo della sua vita. Enrico si era creato un percorso molto chiaro in cui le sue esperienze, sia da un punto di vista materiale, sia da un punto di vista psicologico, si presentavano come una narrazione lineare. La vita di Enrico era rappresentata da tutta una serie di obiettivi che durante il suo percorso erano stati raggiunti. Aveva racimolato nel tempo la somma che gli avrebbe permesso l\u2019acquisto di una casa dove poter vivere con la sua famiglia. Nel tempo aveva racimolato la somma per permettere ai suoi figli di frequentare l\u2019universit\u00e0. Aveva acquistato sempre esperienze e competenze che gli permisero di avere una serie di promozioni nel lavoro. Enrico, in altre parole, sentiva di essere diventato il creatore della propria vita e ci\u00f2 gli consentiva di sviluppare un senso di autostima. Rico, il figlio, invece, era riuscito a diventare un uomo di successo. Aveva cambiato diverse aziende, ricevendo sempre un pi\u00f9 alto riconoscimento sia sociale che economico. Rico per\u00f2 nutriva diverse paure: la paura di non conoscere affatto i propri figli, di non poter loro trasmettere quei valori che gli erano stati trasmessi da suo padre, di non essere pronto ad affrontare le difficolt\u00e0 coniugali, di non sentire pi\u00f9 l\u2019affetto dei suoi amici che a causa dei vari trasferimenti erano sempre pi\u00f9 venuti meno.<br \/>\nNello svolgersi del racconto, diventa sempre pi\u00f9 palpabile un senso di disagio che permette al lettore di identificarsi con la condizione di precariet\u00e0 vissuta da Rico.<br \/>\nPrendendo come punto di partenza questo racconto, non voglio dire che un uomo che svolge il lavoro da impiegato (il cosiddetto posto fisso) sia pi\u00f9 sereno di un libero professionista e viceversa. Quello che mi interessa evidenziare  \u00e8 come questa nuova concezione del lavoro incida sulla nostra psiche. Non serve oltrepassare i confini del nostro paese per rendersi conto di questi cambiamenti. Nell\u2019 Italia  del dopoguerra le persone  che lavoravano nella Fiat, per esempio, non erano semplicemente operai che lavoravano alle dipendenze della famiglia Agnelli. Essi erano persone che contribuivano alla rinascita, oltre che della loro famiglia, anche dell\u2019Italia. Erano orgogliosi di lavorare nella Fiat, ( cos\u00ec come in altre centinaia di aziende in Italia)  e le ore trascorse ad avvitare bulloni, non erano solo un mero lavoro stereotipato. In quella routine vi era molto di pi\u00f9. Vi era l\u2019idea di dare dignit\u00e0 alle ore impiegate in quell\u2019azienda. In quelle ore l\u2019Io non si annullava perch\u00e9 era parte attiva di un progetto molto pi\u00f9 ambizioso. In quelle ore la persona non aveva la sensazione di essere  un oggetto che ha come suo unico obiettivo, quello di accumulare altri oggetti. Era l\u2019individuo a definire se stesso e l\u2019oggetto non aveva il potere di fornire l\u2019identit\u00e0, ma restava semplicemente ci\u00f2 che \u00e8: uno strumento capace di semplificare la vita (a condizione di essere usato bene!). Quando la persona \u00e8 artefice della propria vita, si pu\u00f2 sentire soddisfatta, anzi, orgogliosa. La possibilit\u00e0 di costruirsi una storia permette all\u2019individuo di \u201cseguire un filo\u201d e dunque di dare coerenza e continuit\u00e0 alla propria vita, in altre parole, di darle un senso. Purtroppo il  concetto attuale di lavoro limita di gran lunga questo processo.  I mass media, i nostri politici, i nostri amministratori hanno ben presente il danno che hanno generato ma, come in un circolo vizioso degno della pi\u00f9 cronica delle psicopatologie, non fanno altro che negare e per deresponsabilizzarsi mistificano la realt\u00e0. Ed ecco che  appaiono in TV persone cosiddette \u201cvincenti\u201d che dicono di essere riuscite a raggiungere i propri obiettivi, di essersi realizzate; e tu, che sei dall\u2019altra parte, pensi di essere un inetto, che \u00e8 solo tua la colpa del tuo stato, che sei il solo responsabile, che sbagli il percorso, la direzione, la velocit\u00e0 se rincorri obiettivi mobili, che si rimpiccioliscono perch\u00e9 sempre pi\u00f9 lontani.<br \/>\nNella realt\u00e0 attuale, si assiste inoltre ad un fenomeno paradossale: vengono scambiati per primari quelli che sono  bisogni secondari e viceversa. Diventa primario cambiarsi l\u2019auto perch\u00e9 non \u00e8 l\u2019ultimo modello sul mercato e secondario costruire relazioni significative o diventare autonomi rispetto alla propria famiglia d\u2019origine.<br \/>\nIn questo modo, la persona confonde i significati e i livelli:  il senso del S\u00e9 diventa il senso delle cose e le responsabilit\u00e0 sociali diventano fallimenti personali.<br \/>\nCon questo non voglio sollecitare, n\u00e9 giustificare un atteggiamento passivo nei confronti della vita, ma ci tengo ad evidenziare che il modo di intendere il lavoro influenza la nostra psiche. Gi\u00e0 nel 1800, Marx sosteneva che il lavoro \u00e8 ci\u00f2 che caratterizza l\u2019uomo \u201cparticolarmente\u201d. Attraverso il lavoro, l\u2019uomo migliora le proprie condizioni di vita materiale; in esso, l\u2019uomo riflette tutto se stesso, ci\u00f2 che pensa, ci\u00f2 che sente. Attraverso il lavoro, l\u2019uomo ribalta il rapporto con la natura, la trasforma, la piega ai suoi scopi. Nell\u2019era capitalistica per\u00f2, Marx vede il lavoro \u201cesterno\u201d all\u2019operaio, lo rende insoddisfatto, infelice, sfinisce il suo corpo e distrugge il suo spirito. Esso non \u00e8 pi\u00f9 il soddisfacimento di un bisogno, ma un mezzo per soddisfare bisogni estranei.<br \/>\nNel processo di costruzione dell\u2019identit\u00e0 \u00e8 molto importante il concetto di \u201cbase sicura\u201d che corrisponde alla presenza di una figura significativa capace di rendere il bambino sicuro e in grado di esplorare il mondo proprio grazie alla consapevolezza  di questo faro che lo guida e al quale pu\u00f2 affidarsi. Per analogia, la condizione precaria in ambito lavorativo,  non consente l\u2019acquisizione di un senso di sicurezza che permette l\u2019esplorazione: una persona che ha una condizione lavorativa precaria potr\u00e0 difficilmente acquisire una progettualit\u00e0 di vita, compresa quella relazionale.<br \/>\nCostretto in questa situazione, non potendo soddisfare i bisogni primari ( l\u2019autonomia, la scoperta, la progettualit\u00e0, l\u2019affettivit\u00e0), l\u2019uomo corre il rischio di rimpiazzare questi bisogni con altri, pi\u00f9 immediati e meno impegnativi, ma che rendono pi\u00f9 evanescente l\u2019idea di S\u00e9, pi\u00f9 massificata. La massa ingoia l\u2019individuo e ne fa dimenticare le peculiarit\u00e0, dunque identit\u00e0 perde i suoi confini e diventa sempre pi\u00f9 sfumata e indefinibile.<br \/>\nLa precariet\u00e0 lavorativa \u00e8 come il Re Mida, ma con risultati ben diversi: il primo trasformava in oro tutto ci\u00f2 che toccava, la seconda rende tutto precario, anche l\u2019identit\u00e0.<\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel Marzo del 2001 veniva pubblicato in italia un libro di Richard Sennett intitolato: \u201c L\u2019uomo flessibile\u201d. L\u2019autore inizia il libro raccontando di un incontro avvenuto un giorno in aeroporto. Mentre il protagonista aspettava la chiamata per il suo volo, s\u2019imbatt\u00e8 in un uomo che non vedeva da oltre quindici anni: Rico, il figlio di Enrico. 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