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Disturbi Della Personalità

ossesivo2Disturbo Ossessivo Compulsivo

Il Disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo d’ansia in cui la mente è invasa da pensieri persistenti e incontrollabili, o in cui la persona è spinta irresistibilmente a ripetere di continuo certi atti; ne conseguono un notevole disagio psicologico e una rilevante interferenza con le attività della vita quotidiana. A volte il disturbo è preceduto da un episodio depressivo, altre volte è il disturbo stesso ad essere seguito da depressione (. Il disturbo ossessivo-compulsivo può risultare associato ad altri disturbi d’ansia, in particolare a quello di panico e alle fobie, nonché a vari disturbi di personalità. Il disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni: le ossessioni consistono in idee, pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e/o persistenti che insorgono improvvisamente nella mente del soggetto e che vengono percepiti come intrusivi, fastidiosi e privi di senso. Esempi di ossessioni sono pensieri del tipo: “potrei infettarmi con il virus Hiv se tocco la porta del bagno della discoteca”; “non devo pensare il nome delle persone a cui voglio bene in ospedale, altrimenti potrebbero ammalarsi davvero”; “tutto deve essere sempre perfettamente in ordine e in armonia, altrimenti qualcosa di brutto potrebbe capitare alla mia famiglia”. A ossessioni di questo tipo seguono condotte compulsive tese a prevenire la minaccia paventata, come ad esempio: evitare di toccare o anche solo avvicinarsi a tutte le porte delle discoteche, o addirittura a tutte le porte o tutti i locali pubblici; monitoraggio continuo dei propri pensieri e ripetizione di preghiere tese ad annullare eventuali “pensieri sbagliati”; ancora: azioni tese a evitare di mettere o lasciare oggetti “fuori posto”, controlli che tutti gli oggetti siano sistemati secondo il proprio criterio di ordine.
I pensieri e le azioni delle persone che soffrono di DOC possono apparire bizzarri, irrazionali, esagerati o insensati; questo non significa che si tratta di un disturbo del pensiero o che gli ossessivi ragionano meno bene delle altre persone. Chi soffre del disturbo generalmente si rende conto del fatto che le proprie preoccupazioni e condotte sono esagerate o insensate ma questa consapevolezza, non aiuta a modificare il comportamento ma, piuttosto, alimenta l’autocritica e la sofferenza (frasi frequenti sono “Non capisco perché mi comporto in questo modo”; “Forse sto diventando matto!”; “Se le persone sapessero che ho questi pensieri mi prenderebbero per pazzo!”). Le compulsioni sono definite come atti mentali (es. contare, pregare, ripetere parole) o comportamentali (es. controllare, pulire, ordinare) ripetitivi, messi in atto in risposta ad un’ossessione secondo regole precise, allo scopo di neutralizzare e/o prevenire un disagio e una situazione temuta. Il decorso raramente è episodico; è, invece, un disturbo che tende a cronicizzare, anche se con fasi fluttuanti di miglioramento e di peggioramento, e a diventare invalidante. Una conseguenza frequente del disturbo ossessivo-compulsivo è data dagli effetti negativi che questo ha sulle relazioni interpersonali e soprattutto familiari. Una persona soggiogata dal bisogno irresistibile di lavarsi le mani ogni dieci minuti, o di toccare ogni pomello di porta che incontra ecc. ecc. ha buone probabilità di suscitare preoccupazione e persino risentimento nei familiari. Può capitare che questi risentimenti possano essere percepiti da chi soffre provocando in quest’ultimo ansia e depressione.

 

Disturbo Istrionico di Personalità

è caratterizzato da un’emotività eccessiva e dalla continua ricerca di attenzione. Gli individui con personalità istrionica, infatti, si sentono a disagio quando non sono al centro dell’attenzione. Percependo l’approvazione degli altri come unica ancora di salvezza, avvertono una pressione costante ad utilizzare l’aspetto fisico per ricercare questa attenzione. Di conseguenza, si preoccupano eccessivamente di essere fisicamente attraenti, di impressionare gli altri per il loro aspetto e spendono un’eccessiva quantità di tempo, energia e denaro per gli abiti e per le cure personali. Spesso i pazienti con disturbo istrionico di personalità temono l’invecchiamento e la degenerazione fisica, in quanto potrebbero far perdere loro l’unico strumento che conoscono per attirare gli altri a sé.

Inoltre l’individuo con Disturbo Istrionico di Personalità prova ed evidenzia forte desiderio di sempre nuove stimolazioni, situazioni, contestualità, annoiandosi e perdendo entusiasmo di fronte alla routine o anche davanti a poche ripetizioni della stessa cosa.

In tal modo le relazioni possono esser trascurate in favore dell’attivazione per nuove esperienze relazioni. Inoltre gli atteggiamenti sono spesso intrapresi per ricevere gratificazioni e soddisfazioni immediate e non a lunga scadenza.

Il Disturbo Istrionico di Personalità può comportare nel tempo il manifestarsi di altri problemi e disturbi psicologici come disturbi dell ‘umore come la depressione oppure disturbi psicosomatici.

Gli individui con Disturbo Istrionico di Personalità sono inoltre maggiormente soggetti a minacce e/o gesti suicidari conseguenti alla voglia di attrarre l’attenzione delle altre persone.

Il Disturbo Borderline di Personalità(DBP) è caratterizzato da emozioni negative intense, problematiche interpersonali e comportamenti impulsivi e discontrollati .

Si tratta, fondamentalmente, di un disturbo della regolazione delle emozioni, ovvero della capacità a gestire in modo funzionale esperienze emotive negative e spiacevoli, che conduce ad una instabilità non solo delle emozioni stesse, ma anche dell’identità, dei comportamenti e delle relazioni con gli altri.

Le persone affette da Disturbo Borderline di Personalità hanno frequenti e imprevedibili cambiamenti d’umore, con manifestazione di emozioni intense e comportamenti eccessivi. Spesso queste emozioni sono scatenate dal timore di un rifiuto o di un abbandono e sono seguite da profondi sensi di colpa.

Sono frequenti sensazioni angoscianti di vuoto interiore, così come cambiamenti di obiettivi e stili di vita.

La caratteristica dei pazienti con disturbo borderline è, inoltre, una generale instabilità esistenziale. La loro vita è caratterizzata da relazioni affettive intense e turbolente che terminano bruscamente, e il disturbo ha spesso effetti molto gravi provocando “crolli” nella vita lavorativa e di relazione dell’individuo.

Il soggetto si percepisce in modo critico, severo e le due rappresentazioni di sé maggiormente ricorrenti sono quelle del sé indegno e del sé vulnerabile.

Il sé indegno si esprime frequentemente con pensieri del tipo: “Sono sbagliato”, che sottendono la paura di essere abbandonato non appena l’altro si accorgerà di questa indegnità. Di fronte a tale pericolo, il paziente impiegherebbe tutte le sue forze per cercare di garantirsi la vicinanza e l’amore dell’altro e spesso adotta una strategia che si concretizza nella tendenza ad autoinvalidarsi, ovvero a non assecondare il proprio punto di vista, i propri bisogni e desideri, conformandosi all’altro in ogni momento. A lungo andare, però, tale comportamento può provocare nel soggetto borderline un senso di costrizione e l’emozione che ne deriva è la rabbia, quasi sempre agita impulsivamente, o verso l’altro, con litigi violenti, o verso se stesso, con il ricorso, ad esempio, a condotte autolesive. In risposta alla percezione dell’abbandono possono comparire anche sintomi depressivi.

ll sé vulnerabile, o fragile, si riferisce alla percezione di essere facilmente feribile ed esposto alle minacce di un mondo pericoloso, senza alcuna possibilità di ricevere aiuto. In questo caso prevalgono l’ansia, la paura, un senso di solitudine e, in situazioni particolarmente stressanti, si manifestano anche sintomi dissociativi, durante i quali il soggetto ha la sensazione di non essere presente a se stesso.

Uno stato che spesso accomuna entrambe le rappresentazioni di sè è un sentimento cronico di vuoto che consiste nell’assenza di scopi e al quale il paziente può reagire ricorrendo a comportamenti disfunzionali, come gesti autolesivi o, addirittura, suicidio.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP)

è un disturbo di personalità molto complesso, sia per la varietà delle caratteristiche cliniche e sintomatologiche sia per la difficoltà legata al trattamento.

Gli elementi distintivi del disturbo riguardano fondamentalmente tre temi:

1) idea grandiosa di sé;

2) costante bisogno di ammirazione;

3) mancanza di empatia.

personalità narcisistica

I narcisisti tendono a considerarsi migliori degli altri, ad esagerare le proprie capacità, ad esaltare i propri successi, apparendo spesso presuntuosi, e pensano di potersi permettere di avere o fare cose speciali che gli altri non possono permettersi.

Una conseguenza della considerazione di sé in termini di superiorità è la necessità di ammirazione da parte degli altri che vengono idealizzati o svalutati a seconda che riconoscano o meno il loro status di persone uniche e speciali. I soggetti con DNP non si rivolgono allo psicoterapeuta proclamando la loro grandiosità, unicità e superiorità. Quello che manifestano è, in realtà, un quadro più complesso, fatto di emozioni negative e, spesso, di disturbi sintomatici e problematiche comportamentali che sono fondamentalmente l’espressione del mancato soddisfacimento del loro desiderio primario di essere riconosciuti per il proprio valore speciale. La condizione desiderata dai narcisisti, infatti, è quella in cui sperimentano grandiosità, superiorità, dominio sul mondo, efficacia personale e l’obiettivo della loro vita è permanere il più possibile in tale stato.

Il verificarsi di eventi scatenanti (ad esempio, mancato riconoscimento in ambito professionale, rottura di relazioni, perdita di una gara, insuccesso scolastico) viene vissuto dai soggetti con DNP come indicativo del loro fallimento e della loro inefficacia.

La Terapia Cognitivo-Comportamentale prevede interventi volti ad identificare modalità di pensiero disfunzionali e a sostituirle con altre più adattive e realistiche.

Nello specifico si utilizzano tecniche per la correzione di distorsioni del pensiero tipiche del DNP, una delle quali è il “pensiero tutto o nulla” che consiste nella tendenza dei narcisisti a considerarsi o meravigliosamente superiori o completamente senza valore. La ristrutturazione di questa forma di pensiero può aiutare i pazienti a limitare l’importanza esagerata che si autoattribuiscono e sostituirla con convinzioni alternative come per esempio: “Uno può essere umano, come chiunque altro, ed essere ancora unico”; “Posso essere contento di essere come gli altri, piuttosto che dover essere sempre l’eccezione”; “Le cose comuni possono essere molto piacevoli”.

Nella terapia cognitivo-comportamentale del DNP, inoltre, si attribuisce grande importanza alla relazione che si instaura tra paziente e terapeuta.

Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità (DOCP) è un Disturbo di Personalità caratterizzato dalla tendenza al perfezionismo e al raggiungimento di elevati standard di prestazione che si traducono in una attenzione minuziosa per i dettagli, le procedure, le liste, tanto che, spesso, viene perso di vista l’obiettivo finale del compito. Sono presenti, inoltre, eccessiva preoccupazione per l’ordine, perseveranza, ostinazione, indecisione, difficoltà a manifestare le proprie emozioni e tendenza ad essere molto coscienziosi, moralisti e critici, soprattutto verso i propri errori.

I soggetti affetti dal Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità sono convinti che le regole vadano seguite in modo rigido e mostrano grande difficoltà nel tollerare quelle che considerano infrazioni. Ne conseguono mancanza di flessibilità, bassa tolleranza alla frustrazione e difficoltà a sperimentare situazioni nuove o a correre rischi.

Come si manifesta il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità?

I soggetti con DOCP presentano comportamenti coerenti con le seguenti caratteristiche:

eccessiva dedizione al lavoro e alla produttività, al punto da minimizzare l’importanza dei momenti di svago e delle amicizie;
difficoltà a completare compiti e a raggiungere obiettivi legati a standard interni di comportamento rigidi e irragionevolmente elevati e inflessibili;
atteggiamenti eccessivamente moralistici e coscienziosi;
difficoltà ad empatizzare, ovvero a comprendere e ad apprezzare idee, sentimenti e comportamenti altrui;
rigida insistenza sul fatto che ogni cosa sia impeccabile, perfetta, senza errori o difetti;
convinzione che ci sia solo un modo giusto di fare le cose;
difficoltà a cambiare idea o punto di vista;
preoccupazione per i dettagli, l’organizzazione e l’ordine;
tendenza a perseverare, ovvero a mantenere lo stesso comportamento nonostante ripetuti fallimenti.
Ne deriva uno stile di vita basato prevalentemente e rigidamente sui doveri che, tuttavia, non sempre danno luogo al conseguimento di prestazioni brillanti. Al contrario, tali pazienti, a causa della difficoltà a stabilire priorità e ad ordinare in modo razionale i propri compiti ed interventi, spesso si trovano bloccati, ritenendo che il tempo non sia mai sufficiente e l’impegno profuso mai abbastanza.

Dal punto di vista emotivo, le persone con il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità sono convinti che le proprie sensazioni e le proprie emozioni debbano essere sempre controllate, fondamentalmente perché considerate come “qualcosa di sbagliato” e, quindi, come una potenziale minaccia al desiderio di essere amati e accettati dagli altri. Appaiono, pertanto, rigidi e impostati e difficilmente si lasciano andare, tanto da essere definiti “freddi”, “poco espansivi”.

Comunque, le emozioni maggiormente sperimentate sono:

l’ansia causata da pensieri di tipo catastrofico (“Sono un totale fallimento”; “Sono una completa delusione”) e da doverizzazioni (“Devo essere sempre al cento per cento”; “Devo dare sempre il meglio di me”);
la rabbia conseguente alla difficoltà di esprimere i propri vissuti emotivi, i propri desideri;
la paura di essere criticati e puniti per eventuali errori commessi;
il senso di colpa da irresponsabilità legato al timore di arrecare danno a sé o agli altri.
Quante e quali persone ne soffrono?

Studi epidemiologici suggeriscono una prevalenza del DOCP di circa l’1% nella popolazione generale e di circa il 3-10% tra gli individui che si presentano all’osservazione clinica. Il disturbo interessa maggiormente il sesso maschile (rapporto 2:1), si manifesta all’inizio dell’età adulta per poi raggiungere l’apice fra i 40 e i 50 anni ed è più comune tra i consanguinei di primo grado di persone con questo disturbo. Circa il 50% della popolazione DOCP non è coniugata. La gravità del disturbo, infatti, ostacola la possibilità di instaurare relazioni sentimentali; se esso si manifesta dopo il matrimonio, la qualità del rapporto è compromessa, ma non sempre in misura tale da costituire causa di separazioni e/o divorzi.

Quali sono le cause?

Un ruolo rilevante nell’insorgenza del DOCP sembra essere rivestito da alcune caratteristiche riscontrabili nei genitori di questi pazienti. Sarebbero genitori ipercontrollanti e poco affettuosi, estremamente responsabilizzanti e rimproveranti. Richiederebbero cioè un senso di responsabilità e una maturità assolutamente sproporzionati rispetto all’età del figlio, vedendo in questi solo un adulto in miniatura, e porrebbero grande enfasi sui valori morali e sui principi etici proibendo contemporaneamente tutte le emozioni che appaiono incompatibili con tali valori (rabbia, sessualità, ecc.). Tali caratteristiche contribuirebbero alla costruzione di una relazione di attaccamento caratterizzata da bassa cura, alto controllo e ambiguità: la figura di riferimento invierebbe sistematicamente messaggi contraddittori, comunicando affetto e apprezzamento sul piano verbale, ma freddezza e disapprovazione su quello non verbale.

In cosa consiste il trattamento psicoterapeutico?

I soggetti con DOCP spesso cercano una terapia a causa di disturbi di natura psicofisiologica. Infatti, tali pazienti, a causa della difficoltà a scaricare le proprie tensioni interne e della tendenza a reprimere le proprie emozioni, spesso presentano manifestazioni di tipo psicosomatico come, ad esempio, attacchi d’ansia, impotenza sessuale, senso di stanchezza e sovraccarico.

La Terapia Cognitivo Comportamentale si pone come obiettivo fondamentale quello di favorire nel paziente i cambiamenti necessari a condurre uno stile di vita più flessibile e sereno. In particolare, il paziente viene aiutato a:

riconoscere e accettare le proprie emozioni ed i propri stati d’animo, riducendo l’autocritica e l’autocolpevolizzazione rispetto a stati mentali positivi;
alleviare il senso del dovere, dedicando del tempo anche ad attività piacevoli e rilassanti;
porsi degli standard meno elevati;
raggiungere una maggiore flessibilità riguardo ai principi etici e morali interiorizzati.
Per raggiungere tali obiettivi, la Terapia Cognitivo Comportamentale ricorre ad una serie di tecniche e interventi che possono essere così schematizzati:

identificazione e messa in discussione delle convinzioni di base del paziente su se stesso e il mondo
validazione e accettazione, da parte del terapeuta, degli stati interni vissuti dal paziente come “sbagliati”;
tecniche di rilassamento;
esposizione graduale alle situazioni temute.
La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) mira invece in particolare a:

favorire la differenziazione, ovvero la capacità di distinguere tra fantasia e realtà;
promuovere l’accesso alle parti sane del Sé;
esplorare nuovi modi di relazionarsi volti ad arricchire il repertorio del Sé funzionante;
favorire l’integrazione tra rappresentazioni diverse del Sé e dell’Altro;
favorire il decentramento, ovvero la capacità di lettura e comprensione della mente altrui.

Il Disturbo Paranoide di personalità

è un disturbo di personalità caratterizzato dalla tendenza, persistente e irrealistica, a interpretare le intenzioni, le parole e le azioni degli altri come umilianti o minacciose, la persona si sente costantemente esposta a pericoli di fronte ai quali sente di doversi difendere.

Chi soffre di Disturbo Paranoide vive il mondo come ostile, pericoloso, guarda tutte le situazioni con diffidenza e sospettosità. Il pensiero della persona con un disturbo paranoide di personalità è estremamente rigido, le proprie idee e convinzioni non vengono mai messe in discussione. I rapporti sociali risultano essere tutt’altro che sereni e soddisfacenti: la sospettosità e la diffidenza portano la persona a una chiusura sempre più netta nei confronti degli altri, gli altri di conseguenza possono arrivare a non sopportare più gli atteggiamenti dubitanti della persona paranoica. Chi soffre di questo disturbo solitamente non sente di avere dei comportamenti problematici, perché è convinto che siano gli altri minacciosi e sbagliati, di conseguenza spesso sono parenti e familiari a chiedere aiuto.

COME SI MANIFESTA:

La sfiducia e sospettosità portano le persone che soffrono di questo disturbo ad avere un atteggiamento ipervigile, ricercano in modo ossessivo segnali di minaccia, di falsità e di significati subdoli nelle parole e nelle azioni altrui, agiscono in modo cauto e guardingo mossi da sospetti non realistici di venir sfruttati o danneggiati. I loro atteggiamenti più manifesti sono:

dubbi ingiustificati sulla lealtà degli amici
timore di confidarsi con gli altri
fraintendimento delle parole altrui, come semplici rimproveri o altro, verso significati più minacciosi
atteggiamenti rancorosi verso gli altri
sentimento ingiustificato di venire attaccati o danneggiati
paura irrazionale di essere tradito dal coniuge
CONSEGUENZE NELLA VITA DELLA PERSONA

Le persone con Disturbo Paranoide di personalità hanno pensieri del tipo: “Non si può mai abbassare la guardia!”, “Non mi vogliono”, “Appena ti rilassi ti fregano!” “Tutti ce l’hanno con me”. Questa modalità di pensiero crea uno stato di allarme cronico, una sensazione intensa di minaccia e pericolo costante. A volte questa la sensazione interna viene vissuta come derisione, e gli altri, più che minacciosi, vengono percepiti come sprezzanti o provocatori.
A seconda del tipo di schemi mentali che si attivano le persone con Disturbo Paranoide hanno diverse reazioni emotive:

– quando si sentono vittime di un mondo nemico e umiliante prevalgono forte rabbia, risentimento, nervosismo e la tendenza sarà quella di reagire in modo aggressivo, attaccando;

– quando la sensazione prevalente è quella di essere esclusi, emarginati dal gruppo, non voluti, subentrano ansia, tristezza, senso di solitudine e depressione, con la tendenza ad isolarsi, a ritirarsi dal mondo.

Queste persone sono incapaci di avere un atteggiamento empatico: i paranoici non riescono a considerare la prospettiva dell’altro, non distinguono il proprio punto di vista da quello altrui. Un’altra seria difficoltà è quella di non distinguere tra mondo esterno (realtà) e mondo interiore (proprie sensazioni paranoiche e timori). La loro sensazione di minaccia costante non viene considerata come una sensazione interiore, una fantasia o solo un’ipotesi, ma è vissuta come un dato vero e certo.

Alcuni tratti caratteriali sono: permalosità, tratto polemico, ostinazione e repentino contrattacco poiché vivono costantemente sulla difensiva.

La persona con disturbo paranoide non prova fiducia nell’altro, interpretata come minaccia anche parole o gesti del tutto neutrali, pensa che ci sia sempre una fregatura in agguato, si aspetta di essere in qualche modo danneggiata, sfruttata o offesa. Queste persone tendono ad utilizzare delle spiegazioni apparentemente razionali, che a volte possono sembrare in prima battuta molto convincenti.

Le emozioni sono alternate, vi sono periodi in cui prevalgono l’ansia e la tensione, momenti più rabbiosi e rancorosi o anche stati di depressione e scoraggiamento.

Il Disturbo Paranoide può causare seri problemi lavorativi, coniugali, relazionali, può portare nel tempo ad un ritiro sociale e isolamento che peggiora e amplifica il disturbo stesso.

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